| È attualmente in fase di discussione alla Camera il Decreto Legge 98/11 contenente “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”, che è stato preliminarmente oggetto di studio da parte delle varie Commissioni competenti. Tra le norme, introdotte dalla manovra finanziaria, figurano in primo luogo la soppressione dell'ICE (Istituto nazionale per il commercio estero), le cui funzioni saranno trasferite al Ministero dello sviluppo economico ed al Ministero degli affari esteri per le rispettive competenze. La novità più significativa è l'istituzione di apposite sezioni per la promozione degli scambi nell'ambito delle rappresentanze diplomatiche e consolari, cui sarà assegnato il personale in servizio presso gli uffici dell'ICE all'estero. La dislocazione delle predette sezioni, che saranno sottoposte al coordinamento del capo missione (ambasciatore o console), sarà definita dal consiglio d'amministrazione del Ministero degli affari esteri, secondo gli indirizzi formulati da una «cabina di regia». Tale struttura, che acquista una funzione strategica nella promozione del sistema Paese, sarà composta |
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dai rappresentanti dei tre dicasteri interessati (Ministri degli affari esteri, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze), numericamente controbilanciati da tre soggetti di diritto privato (un rappresentante, rispettivamente, di Unioncamere, di Confindustria e dell'ABI), tra cui dovrebbe essere rappresentato il mondo dell'artigianato”.
Lo stanziamento già destinato all'ICE è trasferito in un apposito Fondo per la promozione degli scambi e l'internazionalizzazione delle imprese, da istituire nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico. La nuova disciplina rappresenta sicuramente un passo avanti verso il raggiungimento dell'obiettivo del pieno coordinamento delle strutture di sostegno all'estero dell'imprenditoria italiana, ma risulta ancora assolutamente incompleta: avere, infatti, mantenuta la doppia titolarità del Ministero degli affari esteri e del Ministero dello sviluppo economico può facilmente spiegarsi con la gelosia delle proprie competenze, tipica di ciascun dicastero”. |
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